sabato 20 febbraio 2010

La Calabria frana: di chi sono le responsabilità?

Frane dappertutto: in Calabria sembra di stare in una dépendance dell'Inferno, dove tutto sembra poterti crollare addosso in qualunque momento e da qualunque parte. Ma la responsabilità non è di nessuno, tanto per cambiare. E chi non ha visto devastare dalla furia delle Natura la sua casa ed i suoi affetti è devastato psicologicamente dalla possibilità di essere nel prossimo gruppo di sfollati: la vita riserva sempre sorprese e può trasformarsi completamente da un giorno all'altro, ma quando ti crolla la terra sotto i piedi, e non è una metafora, si perdono tutti i riferimenti di un'intera esistenza.

Di chi è la colpa delle frane in Calabria così come in gran parte del Sud Italia? Anzitutto della conformazione geologica di questa terra, piuttosto giovane e quindi "ballerina": i terremoti (la Calabria è classificata come zona altamente sismica per il 100% del suo territorio) indicano trasformazioni ancora in corso, con conseguenti adattamenti del terreno.


Quest'ultimo è formato da vari strati e, tra questi, non manca la terra argillosa: i vasai la usano per le creazioni in terracotta, ma nessuno sano di mente si sognerebbe di poggiarvi sopra un edificio. Ed invece è quello che è accaduto in molti casi: lo strato di argilla si trova spesso sotto uno strato di terreno più consistente e ciò basta per ottenere un parere positivo dagli uffici tecnici comunali all'edificazione o per chiedere un condono edilizio a costruzione avvenuta.

In una società come quella italiana, in cui la famiglia gioca un ruolo determinante, negare un permesso di costruzione può avere deleteri effetti in chiave elettorale: non di rado, infatti, il papà acquista un terreno nelle vicinanze della propria abitazione e vi costruisce la casa per i figli. Se c'è un qualche intoppo in questo processo, il malcontento è inevitabile: se poi aggiungiamo il fatto che la politica ragiona nei tempi di una, al massimo due legislature, il quadro è completo.

Fare interventi di messa in sicurezza delle aree di montagna e collina in Calabria costerebbe quanto si sta per spendere per costuire il Ponte sullo Stretto di Messina: che senso ha costruire un ponte che unirà due regioni disastrate dagli eventi naturali? Per la politica ha un senso importantissimo: mentre il Ponte si vedrà e ne parleranno tutti, i lavori di messa in sicurezza del territorio sono invisibili. Anzi, la loro efficacia si vedrà nel tempo e sarà tanto maggiore quanto minori saranno i danni a seguito di eventi naturali di una certa rilevanza.

Se la principale responsabilità è politica, non da meno sono le colpe dei calabresi stessi, che tendono ancora a trovare scorciatoie per ottenere quello che vogliono: certo, la Storia ci ha insegnato a non fidarci troppo del potere, e questo è tanto più vero nella terra degli antichi briganti, ma intestardirsi nel voler avere i figli ad un chilometro da casa (le statistiche indicano proprio questo!) appare poco ragionevole. Non è un caso che ad essere maggiormente colpiti dagli effetti del dissesto idrogeologico siano i nuovi agglomerati urbani e non i centri storici!

Insomma, la Calabria frana (le immagini di Maierato hanno fatto il giro del mondo) e nessuno può star tranquillo: anche chi ha costruito con tutti i crismi e nei luoghi opportuni rischia di vedersi crollare addosso un'intera montagna o di trovarsi senza fornitura idrica o energetica, senza contare l'aumento del rischio di incidenti stradali (solo nell'ultimo weekend sono state interrotte una trentina di strade calabresi!).

Nessuno immaginava una simile esplosione del fenomeno, ma si sapeva che la Natura, prima o poi, avrebbe chiesto il conto per i decenni di abusi. Adesso bisognerà porvi rimedio spendendo tantissimi soldi e lavorando, per davvero, in condizioni di emergenza, prima che una nuova pioggia sciolga altri costoni di montagna e distrugga altri paesi.

Perché questa volta non si farà come lo scorso anno, quando si sono tappate le falle più grosse con un velo di bitume e si è fatto finta di nulla, vero?


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