domenica 7 febbraio 2010

Legge sulla caccia. Attentato all'ambiente che pagheremo tutti

Il disegno di Legge sulla Caccia approvato al Senato ed in discussione alla Camera ha suscitato molte polemiche anche da parte di insospettabili come il Ministro per l'Ambiente Prestigiacomo e la sua omologa al Turismo Brambilla, convinta animalista. Tra i contrari, va sottolineato, vi sono anche tanti cacciatori, che ci tengono a prendere le distanze da un pacchetto di provvedimenti che riceve invece il plauso dai più accaniti fan dell'arte venatoria.

In linea di principio, la nuova legge sulla caccia non presenta nulla da eccepire, prescindendo dal giudizio che si può dare sull'attività in sé: vengono sancite le norme di tutela della biodiversità, dell'ambiente e dell'equilibrio della popolazione faunistica dei boschi. In principio, però.


Nella pratica le cose vanno diversamente. In molti hanno notato una scelta lessicale piuttosto complessa nell'emanare il nuovo regolamento, il che sta alla base delle forti divisioni tra i commentatori e le evidenti divergenze di opinione: per qualcuno questa è una legge che cambia in meglio l'attività venatoria, mentre per altri, tra cui il Ministro dell'Ambiente, è una barbarie senza mezzi termini.

Prescindendo dall'anomalia per cui un ministro si dissoci dal suo governo per un provvedimento nella sua più stretta sfera di competenza - cosa che ci fa drammaticamente intuire quanto siano considerate le esigenze ambientali in Italia - , ciò che preoccupa della normativa sulla caccia è che la stagione venatoria, attualmente di 5 mesi da settembre a gennaio, subirebbe un ampliamento sulla base di delibere regionali.

Già oggi, in realtà, le regioni, in materia venatoria, fanno largo uso di deroghe che solo in qualche caso possono ritenersi davvero giustificate da "motivi eccezionali" come recita l'attuale normativa. La nuova legge permetterebbe un'ulteriore libertà in tal senso, sia nei tempi che negli spazi: si potrà andare a caccia più a lungo e in aree che, fino ad oggi, sono state ritenute riserve naturali.

Si è usato il condizionale in quanto sarebbe tutto demandato al buon senso dei governi regionali in materia, qualità, questa, che troppo spesso i politici locali hanno subordinato alle esigenze di voto di scambio: non c'è ragione, ahimé, per ritenere che questo auspicabile raziocinio si sviluppi da un giorno all'altro!!!

Il problema è però anche di diversa natura. Mentre l'Italia apre alla caccia, utilizzando dati sulle popolazioni non in linea con le ricerche dei paesi confinanti (quello sulle beccacce pare sia molto divergente!), l'Europa sta attuando un forte giro di vite alle arti venatorie. Il nostro Paese, sempre in controtendenza, potrebbe essere pesantemente multato dalla Commissione Comunitaria. E chi pagherà le eventuali multe all'Italia per la legge che tanto piace ai cacciatori meno ragionevoli? Tutti i contribuenti italiani, come sempre del resto.


1 commenti:

Anonimo ha detto...

la caccia la rovinate voi politici,sopratutto PROVINCE E REGIONI.
Facendo interventi nelle aree di rinpopolamento e cattura nel periodo di febbraio marzo con cinghiale che partoriscono o con cuccioli,con la scusa che in queste zone non devo starci perche danneggiano altra selvaggina.Ma il vero motivo e che non volete piu pagare i danni ai contadini.

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